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Steve Pierce e John Goulette nel 1975 erano con Travis Walton a bordo del furgone guidato da Mike Rogers.

A quasi 40 anni dall’incidente più famoso nella storia delle “abduction umane ad opera di esseri alieni”, i due compagni di lavoro di allora – componenti di una squadra di sette taglialegna – nel 2012 hanno iniziato a parlare di quella notte incredibile, sulla base dei loro ricordi lucidi.

Qualcosa però non tornava. Se per tanti anni si erano comportati astraendosi dalla storia e senza mai esporsi pubblicamente, come bloccati dal tipico scoglio psicologico insuperabile per la maggioranza degli “experiencers”, ora volevano andare a fondo nella ricerca della verità, cercando di riportare alla luce il reale svolgimento dei fatti che vissero nel Novembre 1975. Un quid che potrebbe essere recuperato sotto ipnosi.

Di qui, la decisione di rivolgersi all’ipnoterapeuta californiana Yvonne Smith e, grazie alla filmaker indipendente Lori Wagner, testimoniare tutto attraverso le immagini per la realizzazionedi un documentario che dovrebbe includere una nuova ipnosi regressiva su Travis Walton.

Quanto è sinora emerso, lascia intendere che Pierce e Goulette in concomitanza con l’avvistamento dell’UFO al cui interno sarebbe stato poi teletrasportato Travis, vissero un episodio di “missing time” (tempo mancante, o vuoto temporale).Potenzialmente quindi, la nuova pista da seguire sembrerebbe quella di un caso di abduction multipla. Ecco ciò che accadde quella sera e che rende il caso Travis Walton tra i più importanti casi di “Incidenti UFO” di tutti i tempi, l’Incontro Ravvicinato del Quarto Tipo per eccellenza.

Travis rientrava dal lavoro insieme ai sei compagni con i quali aveva trascorso tutto il 5 Novembre 1975 a disboscare e accatastare tronchi di albero in una zona a 24 chilometri da Heber, nella Foresta Nazionale Apache, regione delle White Mountains, Arizona centro-orientale, a 217 Km a nord-est di Phoenix. Travis era un ragazzo di 22 anni, di carattere un po’ schivo, praticava arti marziali (Karate e Taekwondo) e lavorava sodo per mettere da parte i soldi e sposarsi presto con la sua ragazza, Dana. Erano da poco passate le 18.00 e iniziava a fare buio. Con lui, a bordo del furgone guidato dal caposquadra e suo migliore amico, Mike Rogers, c’erano Ken Peterson, John Goulette, Steve Pierce, Allen Dallis e Dwayne Smith. Bravi ragazzi, vivevano tutti e sette nella sonnacchiosa tranquillità rurale di Snowflake.

A un tratto uno di loro notò un bagliore rosso fuoco che illuminava la boscaglia. Era strano. Poteva trattarsi di un incendio, o di un incidente aereo, ma non si vedeva fumo. Decisero allora di raggiungere il punto da dove proveniva la luce, cambiarono strada e arrivarono in una radura dove ai loro occhi stupefatti apparve un grande oggetto discoidale che stazionava in aria, sospeso a una trentina di metri dal suolo sopra la linea degli alberi. Emetteva bagliori luminosi e una sorta di ronzio. Mike fermò il furgone (le cui luci e motore continuarono a funzionare) a meno di 30 metri dall’oggetto, che continuava a librarsi, dondolando sulla cima degli alberi, sotto gli occhi dei sette giovani esterrefatti.

Travis sedeva davanti, accanto a Mike e aveva la visuale migliore. Fu una questione di secondi. Decise di andare a vedere da vicino quella straordinaria macchina i cui contorni si stagliavano contro l’ambiente naturale, già coperto dalle ombre della sera. Il fondo della scafo emanava un chiarore che illuminava il suolo. Dal basso, il diametro di quella struttura non superava i cinque metri e aveva un’altezza di almeno tre metri. Era liscia, perfetta. Nulla, né antenne, né cavi, né oblò. Sembrava dentro non ci fosse vita. Uscì dal furgone, come sospinto da una forza che gli diceva che quella era l’occasione della sua vita. Fece pochi passi, avvicinandosi all’oggetto mentre gli amici lo imploravano di non farlo e tornare indietro, ma lui no, fece ancora qualche passo ed ebbe solo il tempo di alzare lo sguardo. In quel momento un suono lacerante, come di decine di turbine azionate contemporaneamente, uscì dall’UFO e Travis cercò subito riparo, rincantucciandosi dietro un ceppo d’albero. Si rialzò e fu investito in pieno petto da un fascio di luce verde-bluastra (così gli avrebbero spiegato in seguito) e il suo corpo, come una marionetta appesa a un filo, venne sollevato da terra e proiettato braccia e gambe aperte all’indietro per alcuni metri. Walton non vide e percepì alcunché di quanto stava accadendo.

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Steve urlò: “L’hanno preso!” Tramortito, fu lasciato così sul terreno dai suoi amici che lo credettero morto e non ebbero il coraggio di avvicinarsi al suo corpo esanime. Mike pigiò sul gas del furgone, mentre guardavano il disco che si alzava in volo. Dopo alcune miglia, Rogers fu il primo a riprendersi dallo shock e a rendersi conto di ciò che avevano fatto. Decise quindi di tornare indietro e lo fece da solo, lasciando i suoi compagni sulla strada. Con sé, quando giunse di nuovo alla radura dell’incontro ravvicinato, aveva solo una torcia elettrica e non vide traccia di Travis né dell’UFO. Tornarono in città e avvisarono lo sceriffo.

Da quel momento in poi, tutti gli abitanti di Snowflake credettero che Travis fosse morto e il sospetto ricadde sui sei giovani. Accettarono di sottoporsi al test della macchina della verità (il poligrafo) che superarono tutti. Nello Stato dell’Arizona non è necessario un cadavere per essere condannato per omicidio. Travis riapparve cinque giorni dopo. A quel punto, i suoi concittadini pensarono che si era trattato di una burla, una messinscena. Prima erano stati considerati assassini, poi, dei buontemponi. Questi i fatti, sui quali nessuno è mai riuscito a dimostrare il contrario. Walton, il più famoso addotto del mondo, non ha mai lasciato la sua cittadina, ma di recente si è separato dalla moglie Dana. Dopo quei giorni del Novembre 1975, Steve Pierce e John Goulette, similmente agli altri quattro compagni di lavoro, non hanno mai goduto dell’attenzione dei media. Forse, soprattutto per il primo, questa potrebbe essere la “molla” che lo ha spinto a uscire allo scoperto.

Pierce aveva 17 anni quando la sua famiglia si trasferì a Snowflake, Arizona. Fu suo zio a fargli ottenere l’ingaggio nel gruppo di taglialegna. Poco tempo dopo l’incidente, Steve lasciò l’Arizona, rifugiandosi in Texas e poi in un altro Stato perché era stanco di essere vessato da tutti.

Rimase via per molti molti anni. Aveva terrore dei boschi, non riusciva a dormire la notte e la sua famiglia non credette a una sola parola di quanto aveva riferito. Ha sempre cercato di prendere le distanze da quell’evento terrificante. La gente rideva di lui, pensava che era tutto una bufala. E gli furono offerti 10 mila dollari da Philip Klass, giornalista ultrascettico dello CSICOP statunitense (omologo del nostrano CICAP) perché ammettesse che si erano inventati tutto. Pur avendo un disperato bisogno di soldi, Steve si è rifiutato di mentire. Di tutto il gruppo, ad oggi, quelli che hanno parlato pubblicamente sono solo Pierce, Travis e John Goulette.

È Steve Pierce a sospettare che quella notte accadde qualcosa che coinvolse anche lui. Le sue paure del buio e dei boschi lo hanno portato a credere che forse il destino gli aveva riservato qualcosa di strano. Anche perché, dopo il 1975ha vissuto un altro incontro ravvicinato con un UFO. Una notte era alla guida di un grosso camion e verso le 2 del mattino si accorse che un UFO lo stava seguendo. Vide le luci evoluire prima dietro, poi sopra il suo mezzo. Continuò a viaggiare sino a un distributore di benzina, dove decise di accostare e saltò fuori dall’abitacolo. In quel momento, le luci dell’UFO volarono via.

Per questo, ha voluto rivolgersi a una ipnoterapeuta di fama mondiale come Yvonne Smith, fondatrice e direttrice del CERO (Close Encounters Resource Organization. Un gruppo internazionale di sostegno per gli experiencers. Molti membri del CERO hanno vissuto esperienze simili.

Ricordano di essersi trovati a bordo di astronavi, di aver visto bambini ibridi umano/alieni con caratteristiche somatiche simili alle loro, di aver notato gli strumenti chirurgici utilizzati sui loro corpi mentre giacevano sui tavoli in acciaio con gli ET accanto a loro, di aver riscontrato strani oggetti sotto la loro pelle (impianti). Dal momento che Steve Pierce è andato sotto ipnosi con Yvonne Smith, ha cominciato a scoprire sorprendenti nuovi dettagli su ciò che accadde quella sera del Novembre 1975. Se il materiale si rivelerà di reale interesse, la sua intenzione è di raccoglierlo in un libro, alla cui stesura ora si sta dedicando.