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E’ stata scoperta una grossa quantità di mercurio all’interno della Piramide del Serpente Piumato.

La scoperta è stata fatta dal ricercatore messicano Sergio Gómez, il mercurio è stato trovato in una camera all’interno di una delle piramidi di Teotihuacan, le famose rovine precolombiane situate nel Messico centrale.

Per anni Gómez e il suo team hanno condotto scavi e creato una galleria  aperta nel 2003. Risalente ad oltre 1.800 anni fa, l’antica struttura potrebbe ancora contenere la tomba di un re sconosciuto, oppure una camera rituale che potrebbe contribuire a far luce su come l’antica città fu governata.

L’anno scorso il team ha scoperto tre camere situate diciotto metri sotto la piramide e ora, con la scoperta del mercurio liquido, il team spera di fare una scoperta significativa.

Mentre questo metallo pericoloso non avrebbe avuto applicazione pratiche per le antiche civiltà Mesoamericane affermano i ricercatori, le sue proprietà riflettenti potevano forse essere usate per scopi simbolici o rituali.

“Gli specchi sono stati considerati un modo di guardare al mondo soprannaturale, erano un modo di indovinare ciò che potrebbe accadere in futuro”, ha detto il prof Annabeth Headreck dell’Università di Denver.

In questo caso il mercurio può aver rappresentato un fiume sotterraneo, un portale per l’aldilà.

Siamo sicuri che la presenza di mercurio liquido non dimostri altro?

Fra gli antichi documenti scritti riguardanti aeroplani, forse i più completi sono quelli del Mahabharata che, sebbene considerato scritto nella sua forma attuale nel 1500 avanti Cristo, fu evidentemente copiato e ricopiato fin dalla più remota antichità. Il poema parla delle gesta degli dei e degli antichi popoli dell’India, ma contiene anche una tale ricchezza di particolari scientifici che, quando fu tradotto per la prima volta nel diciannovesimo secolo, i traduttori non riuscirono ad afferrare il senso dei riferimenti ad aeroplani e razzi a propulsione, perché i meccanismi descritti migliaia di anni prima sarebbero riapparsi, nei tempi moderni, soltanto centocinquant’anni dopo. Molti dei versi del Mahabharata, dedicati a macchine volanti chiamate vimanas, contengono particolareggiate informazioni sui principi per costruirle, che avevano creato una grande confusione d’idee nei traduttori.
In un altro testo indiano antico, il Samarangana Sutradhara, sono discussi estesamente i vantaggi e gli svantaggi di diversi tipi di aeroplani, con le loro relative capacità di ascesa, discesa e velocità di crociera; e, oltre a una descrizione della fonte di energia, il mercurio, il testo contiene raccomandazioni riguardanti i tipi di legno e di metalli leggeri e assorbenti calore, adatti per la costruzione di aeroplani. Vi sono anche dettagli informativi su come fotografare piani del nemico, sui metodi per determinare i suoi sistemi di approccio, sui mezzi per rendere incoscienti i suoi piloti, e, infine, per distruggere i vimanas nemici.

In un altro antico classico indiano, il Ramayana, esistono curiose descrizioni di viaggi in aeroplano, migliaia d’anni fa. I particolari delle vedute sopra Ceylon e sopra parti della costa indiana sono scritti con tanta naturalezza e sono così simili a quelli che si vedono oggi, i frangenti sulle spiagge, la curva della terra, i pendii delle colline, l’aspetto delle città e delle foreste, da convincere quasi il lettore del fatto che qualche viaggiatore aereo dei tempi antichi abbia visto davvero la terra dal cielo, invece d’immaginarla. In un’epitome contemporanea del Ramayana, la Mahavira Charita, l’eroe buono Rama, al suo ritorno da Lanka, dove ha appena salvato sua moglie Sita, riceve in dono un vimana speciale, descritto così: “Senza ostacoli al movimento, in grado di mantenere la velocità desiderata, perfetto nei controlli, sempre obbediente alla volontà (di chi lo guida) fornito di salottini con finestre e di ottimi sedili…”, un caso in cui un classico antico si presenta come un annunzio pubblicitario moderno per l’Air India. Nello stesso testo troviamo un dialogo particolarmente sbalorditivo, se teniamo presente che precede di parecchie migliaia d’anni la realtà dei viaggi spaziali, e anche la constatazione di come appaiono le cose nello spazio.

Queste descrizioni potrebbero essere memorie di un’antichissima civiltà tecnicamente progredita, oppure soltanto fantasie paragonabili a quelle di certi attuali scrittori di fantascienza dotati di una grande immaginazione: in, ogni caso, alcuni di questi resoconti sembrano stranamente contemporanei, escluso il materiale usato come fonte di energia per l’aeroplano (che però potrebbe essere un errore d’interpretazione del testo originale): “Nell’interno bisogna mettere il motore a mercurio, e sotto di esso il suo apparecchio di riscaldamento in ferro. Per mezzo dell’energia potenziale del mercurio, che mette in moto il turbine d’aria propellente, un uomo seduto nell’interno può viaggiare a grandi distanze nel cielo… perché i contenitori di mercurio devono essere costruiti dentro la struttura interna. Quando questi vengono scaldati da un fuoco controllato, il vimana sviluppa, attraverso il mercurio, una potenza di tuono… Se questa macchina di ferro con giunti opportunamente saldati è riempita di mercurio e il fuoco è incanalato nella parte superiore, sviluppa un’energia con un ruggito da leone… e d’un tratto diventa come una perla nel cielo”.

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Una tavola maya del Codice Troano: in essa vi è raffigurato un essere (dall’aspetto poco umano) che sta azionando una presunta “macchina per volare”. Per lo studioso francese Robert Charroux il dispositivo contenente la X è interpretabile come “motore”, mentre più in alto c’è un apparato simile agli ugelli di un razzo. L’essere è intento ad accendere o a scaldare la “macchina” con una specie di fiaccola, mentre con l’altra mano regge un dispositivo sconosciuto. Si noti la sorprendente analogia tra questa raffigurazione maya e la descrizione dei vimanas negli antichi testi sacri indiani.

Vimana: le antiche macchine volanti dell’India
Articolo di: Daniel Facci