Prefazione

Un’altra branchia dell’ufologia, studia e ricerca le prove dell’esistenza del fenomeno e la sua testimonianza nel corso della storia, attraverso opere d’arte, i dipinti.

In molti di questi, alcuni intravedono oggetti o rappresentazioni iconografiche non convenzionali, che se lette con chiave moderna posso darci altre preziose informazioni. Il suo significato prende importanza, perchè attraverso le testimonianze scritte e dipinte si possono ricostruire fatti accaduti realmente e non solo come si vuol far credere, che essi siano frutto dell’immaginazione, ritenute solo miti e leggende.

Affresco del 400 d.c visibile a Kiev

UFO NELL'ARTE 5

Anche questa immagine viene interpretata in senso ufologico in molti siti web, qui la versione a colori ripetuta da secoli in modi pressochè identici.
«Affresco del 400 d.c. visibile a Kiev, dove è chiara la rappresentazione di Gesù dentro un razzo in movimento di ascesa, sorretto da due angeli in piedi su due nuvole che si muovono in sintonia verso l’alto, con tanto di scia a evidenziarne il movimento ascensionale.»
Sarebbe bastato aprire i Vangeli e leggere la descrizione di questa scena per capire il soggetto del disegno. Ecco la Trasfigurazione descritta nel vangelo secondo Marco:

«Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù:
«Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!».

Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. »

Jacques Legrand (1400 – 1500) Le Livre Des Bonnes Moeurs

UFO NELL'ARTE 11

Questa immagine compare in moltissimi siti web, nelle sezioni dedicate agli UFO nell’arte. È un particolare di una miniatura tratta da un’edizione manoscritta di “Le Livre Des Bonnes Moeurs” di Jacques Legrand, ovvero “Il libro del Buon Costume”.

Il frate agostiniano Jacques Legrand (Jacobus Magnus, 1360-1415) scrisse questo “trattato sulla moralità” all’inizio del ‘400. I temi sono quelli delle virtù cristiane: Castità, Prudenza, Giustizia, Obbedienza, Diligenza… esemplificate con episodi biblici o tratti da altri libri che trattano di donne virtuose come “De Claris Mulieribus” di Giovanni Boccaccio. Il testo ebbe un notevole successo e venne ricopiato ed illustrato da molti artisti per oltre un secolo. L’esemplare da cui è tratta l’immagine è quello conservato al Museo Condé di Chantilly, pubblicato attorno al 1490.

L’illustrazione venne pubblicata dalla rivista francese “Planéte” nel numero 15 del 1964, all’interno di un articolo intitolato “France exoterique”, con la didascalia “France mystérieuse: porquoi cette montgolfière dans une miniature du XVe siecle représentant la Fortune?”.
Nell’articolo di Planete dunque si diceva chiaramente che quell’immagine rappresentava la Fortuna, il cui nome si legge ai piedi della figura femminile, ma nessuno in seguito citerà più questa importante informazione e perfino la datazione verrà spesso equivocata:

“Non c’erano mongolfiere in Francia nel 1338”, afferma Matthew Hurley. E’ vero, i primi aerostati dei fratelli Montgolfier vennero realizzati nel 1782, ma in ogni caso 1338 non è la data della miniatura, è invece il numero di catalogo assegnato dal Museo Condé a questo manoscritto.

Tommaso di Cristoforo (1428 – 1429) Il miracolo della neve

UFO NELL'ARTE 6

“Il Miracolo della Neve” venne dipinto da Tommaso di Cristoforo Fini, detto Masolino da Panicale, su ordine del papa Martino V Colonna per la chiesa di Santa Maria Maggiore di Roma intorno al 1428. Faceva parte di un trittico a due facce e Vasari lo attribuì a Masaccio che invece realizzò solo uno dei pannelli laterali con i santi Girolamo e Battista. Questo è uno dei più citati “dipinti ufologici”, già proposto a partire dai primi anni ’70 come testimonianza di avvistamenti di oggetti volanti non identificati.

Carlo Crivelli (1430-1495) L’Annunciazione

UFO NELL'ARTE 2

Qui sopra particolare del dipinto di Carlo Crivelli (1430-1495) “L’Annunciazione”. .. È ben visibile, in alto, l’oggetto di forma circolare dal quale fuoriesce un raggio luminoso attraversante una piccola apertura posta sulla costruzione visibile a destra. In basso, al centro, è chiaramente visibile un uomo che similmente al dipinto conservato a Palazzo Vecchio (Firenze) si copre gli occhi a causa dell’intensa luminosità del fenomeno.

Raffaello Sanzio ( 1511 – 1512 ) La Madonna di Foligno

UFO NELL'ARTE 4

“Madonna di Foligno”dipinta da Raffaello per ricordare un voto di ringraziamento di Sigismondo de’ Conti.
La casa che il nobiluomo aveva in Foligno, colpita da un bolide o da un fulmine, era rimasta miracolosamente illesa.
L’avvenimento è stato riprodotto sul fondo del dipinto dietro le spalle del putto situato al centro dello stesso.
Si può notare un paesaggio sereno privo delle tipiche nuvole capaci di scatenare un temporale con fulmini o altre manifestazioni magnetiche. Il segno, dipinto in giallo ocra arancio dall’artista, che segna la traiettoria, non è una linea spezzata come a indicare un fulmine o la folgore, ma una curva decisa grigiastra che parte dall’alto e finisce sulla casa.
È resa bene l’idea della caduta libera di un oggetto luminoso dotato di un certo peso e di una non indifferente velocità, ed è logico pensare a un meteorite o un oggetto “non identificato”.

Tiziano Vecellio (1520 -1523) Arianna e Bacco

UFO NELL'ARTE 12

Il dipinto “Arianna e Bacco” di Tiziano Vecellio (1520-1523), spesso su siti di Ufologia viene considerato un dipinto che mostra ipotetici oggetti volanti in cielo. Niente di più sbagliato. Chi ha fatto queste affermazioni è stato tradito dall’ignorare ciò che raffigura lo stesso dipinto. In “Arianna e Bacco” viene rappresentato Bacco che dopo aver afferrato la preziosa corona di Arianna, la scagliò in cielo, facendola diventare la costellazione “Corona Borealis”. Bacco viene raffigurato mentre balza dal suo carro con il suo seguito, (in alcuni quadri non è presente ).

Jacopo del Sellaio ( 1450 ) Madonna con bambino e San Giovannino

UFO NELL'ARTE 13

Questo dipinto rinascimentale realizzato da Jacopo del Sellaio nel 1450, è forse quello che più ha dato da discutere agli ufologi. Attualmente è esposto nella Sala di Ercole presso i Musei di Palazzo Vecchio, a Firenze. Nella parte superiore destra del quadro, alle spalle della Madonna, si può scorgere quello che è lecito definire un oggetto volante non identificato osservato da una piccola figura (probabilmente un pastore) e dal suo cane.

L’attribuzione di questo dipinto è incerta: nonostante la targhetta del museo attribuisca l’opera a Jacopo del Sellaio (1442-1493), nella scheda del catalogo (numero 00292620) si legge che il dipinto è piuttosto attribuibile a Sebastiano Mainardi (1466-1513), pittore della scuola del Ghirlandaio attivo a Firenze verso la fine del ‘400. Vengono inoltre sottolineate evidenti somiglianze con opere di Lorenzo di Credi (1458-1537), soprattutto per quanto riguarda la rappresentazione della Madonna.
Le particolarità di quest’opera sono molteplici: la più vistosa è certamente quella riguardante la presenza nella parte superiore destra del dipinto di un’oggetto aereo di forma ovoidale dal color grigio plumbeo. Tale oggetto sembrerebbe dotato di una cupola nella parte superiore e di numerosi raggi di luce o folgore che si propagano tutto intorno.
L’oggetto è osservato da una piccola figura, probabilmente un contadino, che si protegge gli occhi con la mano destra, forse a causa della forte luminosità. A fianco del contadino vi è un cane, rappresentato nell’atto di abbaiare che, come qualcuno ha fatto notare, è molto frequente nei casi di avvistamenti di U.F.O. odierni.
Altra particolarità si può osservare nella parte superiore sinistra e consiste nella presenza della Stella della Natività accompagnata da altre tre piccole stelle o fiammelle.
Se si analizza il dipinto da un punto di vista artistico si possono spiegare le strane apparizioni in modo diverso: lo strano oggetto ovale, infatti, potrebbe essere identificato come la rappresentazione del cosiddetto Annuncio ai pastori.
In molte altre opere del ‘400 e del ‘500 raffiguranti la Natività si possono osservare rappresentazioni simili. Nella foto a sinistra possiamo osservare un particolare di un’opera di Vincenzo Foppa dove l’annuncio ai pastori è rappresentato come un angelo che esce da una nube scura. Anche se è raro vedere rappresentata la nube senza l’angelo, è quari certo che questo tipo di rappresentazioni si rifacciano ai racconti della Natività nell’apocrifo Protovangelo di Giacomo, conosciuto solo in lingua greca fino alla traduzione latina di Guillaume Postel della metà del sec. XVI. Ai racconti contenuti in questi testi Giotto si ispirò per le storie dell’infanzia di Maria della Cappella degli Scrovegni. Proprio nel Protovangelo di Giacomo troviamo una descrizione della natività in cui non compaiono angeli ma una “nube luminosa”, come in molti altri brani biblici.

Fenomeno celeste di Norimberga

UFO NELL'ARTE 14

Il fenomeno celeste di Norimberga è un evento accaduto a Norimberga il 14 aprile 1561, quando, secondo le cronache del tempo, la popolazione vide comparire in cielo numerosi oggetti volanti, di varie forme, che ingaggiarono fra di loro una sorta di combattimento. Qualcosa di analogo si verificò, cinque anni più tardi, anche a Basilea.

Storia

Le cronache del tempo riportarono l’accaduto con dovizia di particolari, affinché della vicenda rimanesse chiara memoria. Inoltre, furono eseguite diverse incisioni su legno e stampe su carta. L’avvenimento durò circa un’ora e terminò quando diversi oggetti precipitarono al suolo, alla periferia della città, causando un incendio

Testimonianze

Secondo l’incisore Hans Glaser,che, insieme a «numerosissime persone, uomini e donne», assistette al combattimento, la mattina del 14 aprile 1561 apparvero vicini al Sole «due oggetti a forma di falce, simili alla Luna calante, di colore rosso. Questi oggetti si spostavano dal centro ai lati del Sole, e poi sopra e sotto». Glaser aggiunge che «C’erano anche delle sfere di colore rosso, blu e nero, e dei dischi tondeggianti. Volavano a file di tre, o a quattro formando dei quadrati, e alcuni dischi volavano da soli. Mescolate a questi oggetti sono state viste anche molte croci di colore rosso, e fra di esse c’erano oggetti di forma allungata con la parte posteriore più spessa e la parte anteriore più snella. In mezzo a tutto questo c’erano due grandi oggetti cilindrici, uno sulla destra ed uno sulla sinistra, e dentro ognuno di essi c’erano numerose sfere, e tutti iniziarono a combattere fra di loro».

Sempre secondo il racconto di Glaser, «la battaglia nei cieli durò circa un’ora e fu vista da numerosissime persone, sia nella città che nelle campagne circostanti, poi alcuni oggetti caddero in fiamme sulla terra, alla periferia della città, provocando un vasto incendio ed una grande nube di fumo. I presenti videro anche, vicino alle sfere volanti, una specie di grande lancia nera». Il testo di Glaser, attualmente conservato presso la Wickiana della Biblioteca Centrale di Zurigo, venne pubblicato insieme ad un breve commento di stampo religioso sul Giudizio Universale e sul peccato nella gazzetta della città di Norimberga, corredato da una stampa a colori.

Ipotesi

È impossibile stabilire con certezza cosa accadde quel giorno nei cieli di Norimberga. Alcuni ufologi ipotizzano che si sia trattato di un avvistamento UFO,interpretando le cronache del tempo come la descrizione di un combattimento nei cieli con grandi “navette-madri” dalle quali partivano moduli di dimensioni minori.

Altri, invece, attribuiscono l’evento a fenomeni solari di tipo naturale come pareli, comuni nell’Europa del nord, e raggi crepuscolari.Questa ipotesi, tuttavia, risulta contestata.

“Glorificazione dell’Eucarestia” di Bonaventura Salimbeni 1567-1613

UFO NELL'ARTE 1

Il dipinto “Glorificazione dell’Eucarestia” di Bonaventura Salimbeni 1567-1613, conservato a Montalcino (Siena) presso la chiesa della SS. Trinità, rappresenta una strana sfera metallica con due specie di antenne. Che cosa voleva effettivamente rappresentare l’artista? Il quadro “Glorificazione dell’Eucarestia” fu dipinto da Bonaventura Salimbeni, uno dei più significativi maestri pittorici senesi della fine del XVI secolo. Il Salimbeni fu noto e apprezzato soprattutto negli ambienti ecclesiastici e per questo fu soprannominato il “Cavaliere Bevilacqua”, in onore dell’omonimo cardinale il quale gli concesse perfino il prestigioso cavalierato dell’ Ordine dello Speron d’Oro e la facoltà di fregiarsi del suo stesso cognome. Il dipinto in questione rappresenta il Padre Eterno da un lato e il Cristo dall’altro; al centro, tra le due figure, spicca una grossa sfera di color grigio piombo, dall’aspetto metallico, con delle sporgenze che sembrano delle telecamere, più due lunghe antenne metalliche che le due figure tengono tra le mani. Poi al di sopra della sfera, c’è una colomba simbolo di pace, che sovrasta l’intero dipinto. Ma in molti si sono domandati e si chiedono ancora: che cosa può essere quella sfera che somiglia e ricorda in modo veramente impressionante un satellite artificiale? E ancora, dove ha visto l’artista l’oggetto raffigurato nel quadro, e se non lo ha visto di persona, da chi o dove ha preso lo spunto per dipingere l’oggetto? Alcune persone si sono interessate a questo enigma e, sarebbero arrivati alla possibilità che l’artista sia stato folgorato da una premonizione del futuro, lasciando ai posteri il disegno di un satellite tipo “Sputnik” sovietico o del satellite tipo “Vanguard” statunitense. Satelliti artificiali che sono stati realmente utilizzati per studiare lo spazio: lo “Sputnik” fu iniziato ad essere lanciato nello spazio il 4 ottobre 1957 e il decimo della serie fu lanciato il 25 marzo 1961; mentre il “Vanguard” du iniziato ad essere lanciato nello spazio il 17 marzo 1958 e continuarono il 17 febbraio e il 18 settembre 1959.

Svetitskhoveli, Mtskheta, Georgia ( XVII sec. ) La Crocifissione di Cristo

UFO NELL'ARTE 10

La Crocifissione è dipinta su uno dei lati del monumento funebre alla martire Sidonia nella cattedrale Svetitskhoveli di Mtskheta in Georgia, e anche in questo caso, come in quello precedente e nella maggior parte delle crocifissioni in stile bizantino, troviamo raffigurati gli stessi “oggetti” a fianco della croce, il Sole e la Luna, spesso rappresentati con fattezze umane. « Mysterium Lunae – Secondo l’antica tradizione iconografica della Crocifissione, comune all’Oriente e all’Occidente, il mistero della morte di Cristo è raffigurato con due “testimoni” cosmici dell’evento salvifico: il sole e la luna. Essi non solo esprimono la portata universale della salvezza operata da Cristo sulla croce, ma sono, in qualche modo, il simbolo permanente del rapporto tra Cristo (Sole di giustizia) e la Chiesa (Selene). La luna con i suoi fenomeni cosmici simboleggia il mistero della Chiesa. Il suo crescere e morire è immagine della incarnazione e della kenosi del Logos. Essa non rifulge di luce propria, ma proietta quella che riceve dal sole. “Non è cosa da poco la luna, che Cristo ha scelto come suo simbolo e che rappresenta l’immagine dell’amata Chiesa.

Admiral Blaeu ( 1660 ) Theatrum Orbis Terrarum

UFO NELL'ARTE 8

Nel 1660 vi fù l’avvistamento fatto da 2 navi olandesi nel Mare del Nord di un oggetto che si muoveva lentamente nel cielo.
Esso sembrava essere fatto da due dischi di differenti grandezze. Il resoconto di questo evento è riportato in un libro intitolato ” Theatrum Orbis Terrarum” di Admiral Blaeu.

Aert De Gelder ( 1700 ) Battesimo di Cristo

UFO NELL'ARTE 3

Nel dipinto del pittore fiammingo Aert De Gelder, “Battesimo di Cristo” (1710), sono raffigurati Gesù e Giovanni Battista immersi in una luce proveniente da un disco lucente nel cielo. Se si tratta dello Spirito Santo, persona incorporea delle Trinità, perchè De Gelder ha voluto renderlo così materiale? Alcuni pensano che il pittore fiammingo abbia dipinto un oggetto volante visto con i suoi stessi occhi, altri sospettano che De Gelder non abbia mai visto una nave aliena, ma che si sia ispirato ad una lunga tradizione di dipinti extraterrestri nascosti dalla Chiesa.

Haratonohama, Hitachi, Giappone (1803) Ume No Chiri

UFO NELL'ARTE 9

Haratonohama, Hitachi, Giappone – 1803 Questo è un esempio dal libro “Ume No Chiri” (Polvere di albicocca). Nel libro viene dato un resoconto di una “nave straniera e l’equipaggio”, che avrebbe avvistato questo strano oggetto presso Haratonohama in Giappone nel 1803. I testimoni hanno dichiarato che il guscio esterno era fatto di ferro e vetro, Inoltre, strani simboli o lettere sono state/i viste/i all’interno della nave.

1979; E. Massa, Il Giornale dei Misteri n. 107, 1980

UFO NELL'ARTE 7

Rappresentazione visuale di uno stranissimo evento implicante Papa Liborio (352-366 A.D.). Secondo tale tradizione storica, in un sogno il Papa ebbe dagli Angeli l’ordine di costruire a Roma una nuova chiesa nel luogo esatto dove una nevicata miracolosa si sarebbe manifestata. Il giorno dopo, una strana sostanza simile a neve cadde dal cielo contro qualsiasi previsione meteorologica, in una calda giornata d’agosto. Il fenomeno fu limitato alla sola zona di Roma in cui venne poi edificata la basilica di S. Maria Maggiore. (…) Quale fu la causa di questa nevicata “impossibile”? Masolino da Panicale, nella sua pittura, rappresenta una scena dettagliata dell’evento, con la neve che cade da una “nuvola” grossa e allungata, grigiastra e a forma di sigaro, sotto la quale sono visibili delle nuvole più piccole. Un’attenta osservazione di queste ultime, peraltro, mostra che non sembrano nubi normali. Esse sono infatti tutte chiaramente delineate nei loro contorni e tutt’altro che vaporose, e sono poi rappresentate a due a due e in maniera identica con illuminata solo la parte superiore, con la maggior parte dei “dischi diurni” muniti di cupola.” ( R. Pinotti )

In questo testo si accenna a una “strana sostanza simile a neve”, ma nella leggenda originale si parla solo di “neve” che sarebbe miracolosamente caduta a Roma nell’ agosto nell’anno 352.

Secondo la leggenda, narrata dal frate Bartolomeo da Trento nella prima metà del XIII secolo nel Liber epilogorum in gesta sanctorum ,

«la mattina del 5 agosto 352 gli abitanti del colle Esquilino ebbero una strana sorpresa: durante la notte era caduta la neve ed un soffice manto ne ricopriva un tratto. Con tale prodigio la Vergine Maria aveva indicato, ad un patrizio di nome Giovanni ed a sua moglie, che in quel luogo desiderava fosse eretto un tempio in suo onore. Da gran tempo i due anziani coniugi, che non avevano avuto figli, desideravano impiegare le loro ricchezze in un’opera che onorasse la Madre di Dio e, a tal fine, la pregavano con fervore affinché mostrasse loro in qual modo potessero esaudire il desiderio. La Vergine, commossa dalla pietà dei due, sarebbe apparsa loro in sogno dicendo che nel luogo ove la mattina seguente avessero trovato la neve caduta miracolosamente durante la notte, dovevano edificare, a loro spese, una chiesa dedicata al nome di Maria. Emozionato dal prodigio, il mattino seguente Giovanni si recò da papa Liberio, a narrargli l’accaduto: il pontefice aveva, durante la notte, sognato la medesima cosa! Liberio, seguito dal patrizio Giovanni e da un grande corteo di popolo e prelati, si recò sull’Esquilino e, sulla neve ancora intatta, segnò il tracciato della nuova chiesa, che fu edificata a spese del patrizio e di sua moglie.» (da: ‘I luoghi giubilari a Roma. Storia, spiritualità, arte’, a cura di Andrea Lonardo, Ediz. San Paolo, 2000. )

Nella realtà le cose sembra siano andate diversamente. La fondazione della basilica di Santa Maria Maggiore sul colle Esquilino, risale agli anni del pontefice Sisto III, intorno alla metà del V secolo, e fu la prima chiesa dedicata alla Madonna, ufficialmente definita “Madre di Dio” dal Concilio di Efeso del 431. Forse venne scelto l’Esquilino come luogo per edificare una chiesa dedicata a Maria per eliminare il culto pagano di Giunone Lucina, alla quale erano dedicate le feste definite “matronalia” che si celebravano in un piccolo tempio sullo stesso colle.

La basilica prese il nome di “ad Nives” non prima del X secolo perchè non vi è traccia della leggenda della neve prima di quell’epoca. Nel XII secolo venne istituita la “Festa Dedicationis Sanctae Mariae ad Nives” e ancora oggi il 5 agosto nella basilica, durante la celebrazione della messa, si fanno cadere sull’altare petali di fiori bianchi. La basilica di Santa Maria Maggiore viene chiamata ” ad Nives” nella bolla di papa Niccolo IV del 1288, e a quell’epoca risalgono i mosaici di Filippo Rusuti che raffigurano la storia del miracolo, visibili ancor oggi sotto la loggia settecentesca che copre la facciata originale. Ecco sull’antica facciata della chiesa la stessa scena che Masolino dipingerà per un altare all’interno: Mosaico del 200 Il miracolo della neve.